Differenze tra il ruolo del portiere e gli altri ruoli nel giuoco del calcio
-di Sergio Rossi
Per una persona che si avvicini la prima volta al calcio, appare subito evidente che, nella stessa squadra, esistono almeno due tipologie di giocatori: il portiere e gli altri. Tale differenza è sottolineata anche da un diverso abbigliamento, diverso sia nella sostanza che nell'estetica. Il colore diverso serve a comunicare a tutti, spettatori e direttore di gara, che lui è l'estremo difensore. Il contenuto è finalizzato allo sfruttamento ottimale delle potenzialità fisico-atletiche nonché e soprattutto, alla tutela della integrità fisicaLe differenze principali sono, a mio modo di vedere, le seguenti:
1) di regolamento 2) tecniche 3) tattiche 4) atletiche
5) psicologiche 6) mediche 7) soggetto prevalentemente passivo
Al punto 1, il regolamento impone che sia possibile riconoscere il portiere in modo immediato e senza possibilità d'errore. Ecco quindi che l'abbigliamento deve essere funzionale ad un'identificazione veloce e, da qui all'utilizzo di un colore di maglia diverso, il passo è breve. Il motivo di quest'identificazione immediata ha dovuto alle maggiori possibilità di comportamento permesse. Egli può toccare il pallone con le mani quando si trova all'interno dell'area di rigore (eccetto particolari situazioni...); ciò gli consente una gamma di gesti tecnici e soluzioni tattiche che vedremo di seguito. Una considerazione: personalmente adoro i colori vivaci o particolarmente appariscenti ma non li utilizzerei poiché sarebbero di molto agevolati gli attaccanti avversari. La raccolta d'informazioni dal campo visivo è più incisiva e precisa con quegli elementi che dispongono di un maggior contrasto. E' logico che se l'avversario mi guarda direttamente mi vede; se la sua focalizzazione è indirizzata ad altri elementi dello sviluppo della situazione ed io rientro nella sua vista periferica, diventa molto più difficile conoscere e valutare la mia esatta posizione. All'atto pratico, se io fossi il portiere di cui sopra, avrei un "guardaroba" con tutte le tonalità del verde per cercare di confondermi con il terreno erboso. Se il terreno fosse brullo, allora via con il kaki e le tonalità dal beige al marrone.
Il punto 2 è una conseguenza del regolamento che risponde, grossomodo, alla domanda: "Come fare?" Si tratta quindi delle modalità fisico-cognitive rapportate alle caratteristiche morfologiche che portano il portiere ad utilizzare le mani per intercettare il pallone. Tenendo presente che la manualità è molto più naturale rispetto all'utilizzo degli arti inferiori per controllare una sfera, è un vantaggio non indifferente che, ovviamente, è sfruttato. Quindi i gesti tipici del portiere sono diversi da quelli dei giocatori degli altri ruoli: la presa e le deviazioni di mano (nelle varie modalità), il tuffo per arrivare il più distante possibile dal punto di partenza nel minor tempo, sempre utilizzando le mani. Infine le uscite alte, anche in questo caso con l'ausilio degli arti superiori.
Il punto 3 è pure una conseguenza del regolamento che risponde, grossomodo, alla comanda: "Cosa fare?" Si tratta delle modalità cognitive, del vissuto e dei criteri di scelta. Rispetto agli altri ruoli, il portiere agisce prevalentemente in una zona limitata, spesso solo all'interno dell'area di rigore. Raramente esce da questo spazio se non per esigenze puramente di scelta tattica (la propria squadra gioca molto "alta" ed egli copre lo spazio dietro alla linea difensiva. Più si gioca alti, più lo stazionamento medio dell'estremo difensore ha il baricentro lontano dalla porta che difende. In chiave tattica offensiva, ritengo che il portiere partecipi con un solo gesto tecnico: il rinvio finalizzato come lancio su una punta veloce. Ovviamente, la posizione dietro alla linea difensiva, lo porta ad avere una visuale più completa dello sviluppo della situazione. Per questo motivo è colui che impartisce la disposizione contingente durante la gara (nel rispetto di quelle generali date dall'allenatore) ed impartisce "indirizzi tattici comportamentali" ai compagni.
Il punto 4 è una conseguenza diretta del punto 2 e punto 3. Quindi, a differenza degli altri ruoli, molto lavoro alattacido, poco lavoro lattacido e pressoché nulla di aerobico. Molto diverso questo mix atletico rispetto agli altri ruoli.
Nel punto 5 è unanimemente riconosciuta la richiesta del ruolo di una "solidità" psicologica. Essendo l'ultimo uomo, un errore del portiere spesso si trasforma automaticamente in un gol subito. Nel caso di un errore del difensore, l'avversario trova un altro ostacolo (l'estremo difensore, come il termine stesso lo definisce) a sbarrargli la via della rete. Se sbaglia un attaccante si ritiene che non abbia influito. Concordo con quest'affermazione se il soggetto della valutazione stessa è il risultato numerico; non concordo se il soggetto della valutazione è la potenzialità che quell'errore avrebbe avuto sulla partita. Più o meno il concetto espresso nei miei interventi in merito alla valutazione del portiere.
Le due situazioni psicologiche più tipiche e negative, a mio parere, sono: - difficoltà ambientali (quando la stampa e/o la tifoseria è contro per un qualche evento particolare, per esempio si è stati acquistati dal club contro il quale si gioca il derby oppure, in un incontro precedente, vestendo la maglia di un altra squadra, sono sorti "contenziosi" con i tifosi stessi.....)
- conseguenze di un proprio errore tecnico-tattico. In questo caso si pone una prima pressione psicologica immediata molto forte tendente ad abbattere il morale che si contrappone alla successiva esigenza di rimanere concentrato per evitare il tracollo. Dopo la partita si susseguono una serie di pressioni che vanno dal dover giustificarsi o chiedere scusa a compagni ed allenatore per arrivare al "rimuginare" su ciò che si è successo sino alla partita successiva. Nel momento in cui si rientra in campo la pressione psicologica è più alta del solito e, in caso di ulteriore prestazione negativa, si crea una spirale dalla quale è piuttosto difficile uscirne indenni (psicologicamente parlando). E' in ogni caso un argomento molto complesso, difficile da focalizzare in poche righe.
Il punto 6 si evidenzia da solo; gli infortuni tipici del portiere sono le contusioni, le abrasioni e le borsiti. Negli altri ruoli, la fanno da padrona gli infortuni muscolari nonché le patologie e le problematiche del ginocchio.
Il punto 7 ritengo sia la sintesi del comportamento del portiere, perlomeno nel 99% delle situazioni. Ho voluto evidenziarlo a parte rispetto agli altri, pur essendone una componente trasversale, perché ora l'utilizzo a spiegare alcune mie convinzioni tendenti a dimostrare l'esistenza di uno spazio molto ampio di potenzialità non sfruttate o, comunque, non tenute in debita considerazione. Questa è un'opinione personale che, tra l'altro, non ritengo sia il caso di approfondire più di tanto, almeno in questo contesto.
Immaginate di osservare una partita. Il portiere è avulso dalla manovra quando la sua squadra è nella metà campo avversaria. Il suo comportamento è tendente a ricercare la migliore posizione geometrica, quindi, anche in questo caso, non influisce sullo sviluppo della situazione ma la subisce. Man mano che lo sviluppo della situazione porta il pallone ad avvicinarsi alla porta, aumenta l'attenzione del portiere e la ricerca più precisa della posizione geometrica. Potrebbe essere chiamato in causa oppure può verificarsi che i propri difensori conquistino palla e ripartano come succede nella maggior quantità di volte. In questa evenienza egli non ha influito sull'andamento dell'azione se non con un eventuale condizionamento dovuto al suo piazzamento (posizione geometrica). Nella ipotesi precedente (cioè se chiamato in causa), sia che il proprio intervento ottenga risultato positivo che negativo, il compito cui deve assolvere è il lancio o il passaggio ad un compagno. Tutta questa gamma di considerazioni porta ad un'altra che ne è diretta conseguenza: il portiere "subisce" in modo molto maggiore l'azione rispetto ai giocatori degli altri ruoli.
In pratica risulta una figura che agisce e reagisce ad una situazione ma che, raramente, agisce sul pallone se non nella fase passiva (cioè palla giocata da altri) e reagisce solo nella fase di rilancio.
Ricapitolando Lo sviluppo della sequenza logica con l'utilizzo del percorso indicato, ci ha portato ad identificare un aspetto del ruolo del portiere che, ritengo, sia di primaria importanza:
nelle fasi rilevanti della partita, il portiere reagisce a ciò che sono le sollecitazioni degli avversari ed, essendo l'estremo difensore, la sua reazione è individuale più che settoriale. L'obiettivo primario è quello di non subire gol. In pratica, da questo punto di vista, è un "soggetto passivo" .Per comprendere ciò che intendo occorre utilizzare un po' di elasticità mentale perché quanto affermo non ha valore assoluto. Ad esempio, pur essendo l'ultimo difensore, il portiere può essere risucchiato dall'azione e trovarsi con un suo compagno alle spalle. Oppure, nel caso di corner con uno o due uomini sui pali, se egli accenna all'uscita, obbligatoriamente non è più l'ultimo difendente. Ciò non toglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, quella sia effettivamente la sua posizione..Arriviamo al punto cui desideravo condurvi:
l'avversario decide le caratteristiche del comportamento tattico (ed in parte anche tecnico) del portiere.
Può essere un tiro forte oppure un cross, una finalizzazione alla destra o alla sinistra del portiere ecc. Al portiere resta da decidere con che gesto tecnico rispondere: se ha molto tempo a disposizione può spostarsi con qualsiasi tipo di corsa ed intercettare il pallone. Se il tempo è limitato diventa indispensabile utilizzare il gesto tecnico più veloce per arrivare sulla traiettoria del pallone prima che lo stesso sia passato.
Qualcosa di analogo succede anche negli altri ruoli. Una prima differenza sostanziale sta nel fatto che, un non portiere, a volte subisce un'azione ed altre volte la esegue lui stesso. E' quindi un'alternanza dei gesti tecnici subiti e proposti. Non solo, la gamma dei gesti tecnici subiti e proposti è, sostanzialmente, la stessa per tutti i giocatori di tutti gli altri ruoli.
Un portiere che possa subire un dribbling affronta l'avversario potendo utilizzare anche il tuffo in avanti con l'impiego degli arti superiori per intercettare il pallone mentre, se il portiere stesso propone un dribbling all'avversario (nel caso di un retropassaggio, per esempio), all'avversario stesso non conviene utilizzare il gesto tecnico del tuffo (anche se non vietato) in quanto può utilizzare solo gli arti inferiori ed il corpo.
La seconda differenza, molto più importante al fine del risultato, è:
superare il portiere spesso comporta una modifica al risultato perché l'azione si trasforma in rete.
Inadeguatezza del modello attuale di redditività della prestazione della squadra?
Mi sorge una domanda: se è così importante e redditizio potenzialmente il conoscere e sfruttare i punti di forza e di debolezza degli estremi difensori, perché non è approfondito questo argomento. Per chi ha seguito gli altri miei interventi, qui ricollegherà la proposta per la valutazione del portiere e la valutazione della prestazione del portiere.
Attualmente, perlomeno per ciò che conosco, la valutazione più approfondita parla di portieri bravi nelle uscite basse, oppure in difficoltà.