AMBITI MENTALI, di Sergio Rossi
Nell'ambito della strutturazione di un settore giovanile ritengo occorra tracciare delle linee guida, flessibili finché si vuole ma sempre e comunque punti di riferimento per impostare un lavoro che si avvicini il più possibile a quello ottimale. Personalmente penso vi siano un'infinità d'elementi più o meno importanti che contribuiscono alla formazione di un giocatore di calcio. Sono altresì fermamente convinto che due in particolare hanno una rilevanza notevolmente superiore, un po' come le fondamenta per un edificio. Essi sono:
1) la conoscenza del proprio corpo
2) le modalità di gestione della sequenza: memorizzazione del comportamento attuato – scelta e richiamo del progetto ideomotorio da attuare
Minore è l'efficienza di questi due elementi, minore risulta l'efficienza globale in termini di prestazione. Li ritengo così importanti da soffermarmi ancora su di loro e proporre una descrizione più particolareggiata di ciò che intendo.
La conoscenza del proprio corpo
Comprende l'evoluzione, la strutturazione ed il consolidamento dello schema corporeo. Se tutto ciò è raggiunto ad un buon livello, esso permette di far conoscere al soggetto le potenzialità ed i limiti di movimento attuabili in quel determinato periodo della propria vita dal proprio fisico, sia esso in crescita, in consolidamento oppure, perché no, in decremento potenziale. Più lo schema corporeo è ottimizzato e dispone d'esperienze in termini quantitativi e qualitativi, maggiore e migliore risulta la gamma di movimenti che si possono ottenere. Questa è la prima pietra per l'apprendimento della tecnica, della tattica e della componente atletica. Per quanto riguarda la conoscenza e la padronanza dello schema corporeo, Vi rimando al numero 1 di Settembre 1999 del CALCIO DI BASE all'articolo "Un programma vincente" di Ferrante e Cristi. Nei paragrafi "Primi calci" e "Pulcini" è spiegato molto bene cosa s'intende e come inserirlo nel contesto di una programmazione. Personalmente continuo a sollecitare lo schema corporeo in modo diretto in tutte le fasce d'età, compresa quella degli adulti. Ovviamente i mezzi e le metodiche d'approccio sono completamente diversi. Con i più giovani posso lavorare su più schemi motori anche in tempi ravvicinati (leggasi stessa seduta di allenamento) mentre con i più grandi preferisco intervenire selettivamente su uno schema motorio alla volta ed anche per tempi più lunghi (ad esempio per diverse sedute di allenamento). Occorre tener presente che un giovane ha come obiettivo il "far suo" uno schema motorio mentre il meno giovane lo ha già fatto proprio perciò non si tratta più di apprendere come nel primo caso ma, eventualmente, di correggere e/o ottimizzare ciò che si è appreso. E' un argomento molto complesso; è pure opinabile ed interpretabile soggettivamente ed, in questo frangente, ci porterebbe fuori argomento perciò mi riservo di approfondirlo semmai in altra occasione.
Le modalità di gestione della sequenza: memorizzazione del comportamento attuato – scelta e richiamo del progetto ideomotorio da attuare
Quest'elemento mi permette di porre in evidenza un insieme di aspetti che, solitamente, sono poco tenuti in considerazione o, almeno, questa è la mia sensazione. Di esso si parla e si scrive in funzione di ciò che serve ai giovani, di come fare e far fare gli esercizi, di tipologie di allenamento in linea con le disponibilità neurofisiologiche dell'età (alludo in particolar modo alle fasi sensibili), di come comunicare con loro. Potrei continuare ancora citando metodiche e sequenze didattiche con i più svariati obiettivi; tutto ciò che conosco o di cui sono venuto in contatto inerente a questo punto, presenta una caratteristica comune: non è preso in considerazione in modo esplicito e diretto più di un fattore , ad esempio:
a) come interagisce l'ambito mentale del giovane entrando in relazione con l'attuazione del programma di lavoro che l'allenatore gli propone
b) cosa resta memorizzato nell'ambito mentale del singolo soggetto
Per valutare quanto importante sia, propongo una considerazione che è pure una provocazione:
se partiamo dal presupposto che un allenatore lavora con un gruppo di giovani ed ogni componente del gruppo esegue le stesse esercitazioni e, continuando, i medesimi allenamenti, allora perché i progressi dei ragazzi non sono uguali o almeno analoghi? C'è chi migliora di molto in certi settori e certe abilità peggiorando in altre, chi non manifesta incrementi di nessun genere per diverso tempo, poi, come per incanto, eleva il livello medio delle proprie prestazioni; questi sono solo alcuni casi ma chi lavora nel settore giovanile ne può citare tanti altri. Eppure tutti gli allievi in questione sono "alimentati" con i medesimi elementi, indipendentemente dalla metodologia utilizzata. A mio avviso l'anello principale mancante è la conoscenza del sapere "come interagisce l'allenamento con l'ambito mentale del soggetto". Continuando, per sapere come interagisce occorre conoscere il "terreno" con il quale viene in contatto l'estrapolazione dei concetti proposti e delle relative sensazioni vissute. In sintesi estrema: quali sono i rapporti di relazione tra il mondo esterno al soggetto ed il mondo interno allo stesso. Propongo un esempio che utilizzo spesso: tre bicchieri coperti lungo la circonferenza in modo che non sia possibile vedere l'interno ed, al tempo stesso accessibili dall'alto. Si prende una bottiglia d'acqua e se ne versa un po' in ciascun bicchiere. Ora ogni bicchiere contiene sicuramente acqua che non ha colore essendo trasparente. Si scoprono i bicchieri e si può osservare che ognuno di essi contiene liquido di un colore diverso. Questo avviene perché, in precedenza, avevo versato in ogni bicchiere una bevanda (di solito uso vino rosso, cedrata e coca cola perché hanno colori molto diversi tra loro). La simbologia a monte sta a significare che in un ambito non identico (il singolo bicchiere con un tipo di liquido diverso come diverso è ogni ambito mentale) interagisce in modo differente dagli altri anche se l'elemento di interazione è uguale per tutti (nel nostro caso l'acqua che viene mischiata in ogni bicchiere mantenendo sempre un risultato discorde). Quanto ho cercato di spiegare non è altro che il presupposto teorico di ciò che sarà la linea programmatica non di un lavoro da proporre ma di un esempio di come valutare le interazioni tra il mondo interno ed esterno al soggetto; quindi un parametro per l'efficacia dell'allenamento proposto. Nei prossimi numeri verranno presi in considerazione alcuni esercizi ed ogni volta verranno rapportati a tre tipici ambiti mentali:
1) carattere introverso
2) carattere estroverso
3) carattere intermedio
Per il momento la mia proposta si limita a prendere in esame queste sole variabili anticipando però che esse sono infinite.
Il mio obiettivo attuale è quello di proporvi un ulteriore metro di valutazione che non esclude gli altri ma, anzi, va ad integrarsi con essi.